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I Social Network contro il terrorismo

15 Dicembre 2016 Commenta

I Social Network contro il terrorismo: pronta una collaborazione per bloccare la propaganda dei terroristi

social networkIn questi ultimi giorni sono state poste le base per una importante collaborazione tra i principali social network americani. Tutti i principali social si impegneranno per creare un unico database costituito da video e foto utilizzati per la propaganda dei terroristi. Propaganda impiegata per trovare nuovi adepti. Il terrorismo oggi sfrutta al meglio anche internet e i social che si sono rivelati un mezzo utile per entrare in contatto con possibili reclute e per veicolari i messaggi della propaganda.

La collaborazione per il momento interessa Microsoft, Twitter, YouTube e Facebook, che insieme creeranno un database sarà in grado di identificare le immagini e il materiale incriminato così da rendere più semplice  l’identificazione e l’eliminazione ad opera della piattaforma (entro 24 ore).

Le società interessate hanno già provveduto a rilasciare un comunicato molto forte, nel quale hanno ribadito che all’interno dei social non possono trovare spazio contenuti inneggianti al terrorismo o con l’evidente obiettivo di reclutare nuovi adepti. Grazie alla presenza del database in comune sarà possibile identificare in modo tempestivo il materiale inadatto e rimuoverlo, sempre nel pieno rispetto e secondo le modalità previste dalle policy dei vari social network.

Una iniziativa simile era stata intrapresa all’incirca un anno fa per sradicare la piaga della pornografia infantile. L’idea di un database per identificare prima le immagini incriminate è stata sviluppata da una società del Regno Unito, la Internet Watch Foundation ed utilizzata anche da Google per arginare il problema della diffusione di materiale pedopornografico via mail.

I social network erano stati oggetto di critiche per il poco impegno nel cercare di arginare la diffusione di questo tipo di propaganda. Questa iniziativa offre una chiara risposta alle critiche.

Scritto da Michele Bellotti

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