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	<title>Studio Celentano</title>
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	<description>Quotidiano di Informazione su Diritto, Internet e Nuove Tecnologie</description>
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		<title>Usa. Web App contro pirateria marittima</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 05:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet & Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa volta l&#8217;obiettivo non è quello di combattere la pirateria informatica, ma quella dei mari veri.
WASHINGTON DC, WA (USA). La sezione ricerca della Marina statunitense ha bandito un concorso da un milione di dollari per realizzare un pacchetto di applicazioni web-based per combattere la pirateria marittima.
Lo scopo è quello di analizzare le migliaia di dati e di altre informazioni che possono consentire di alzare un efficace muro contro pirateria marittima, traffico di stupefacenti e di armi, oltre a pescatori di frodo, ecc.
Nell&#8217;epoca delle applicazioni per smartphone e dell&#8217;intelligenza profusa all&#8217;interno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/piracy8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-49027" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/piracy8-300x231.jpg" alt="piracy8 300x231 Usa. Web App contro pirateria marittima" width="300" height="231" title="Usa. Web App contro pirateria marittima" /></a>Questa volta l&#8217;obiettivo non è quello di combattere la pirateria informatica, ma quella dei mari veri.</p>
<p>WASHINGTON DC, WA (USA). La sezione ricerca della <strong>Marina statunitense</strong> ha bandito un concorso da un milione di dollari per realizzare un pacchetto di applicazioni web-based per combattere la <strong>pirateria marittima</strong>.<br />
Lo scopo è quello di analizzare le migliaia di dati e di altre informazioni che possono consentire di alzare un efficace muro contro pirateria marittima, traffico di stupefacenti e di armi, oltre a pescatori di frodo, ecc.<br />
Nell&#8217;epoca delle applicazioni per smartphone e dell&#8217;intelligenza profusa all&#8217;interno di queste piccole app, la Marina pensa di poter equipaggiare con un software specifico i propri marinai, al fine di individuare subito con chi si trova a che fare nei mari aperti.<br />
Certamente non si tratterà di web app come quelle per iPhone, ma di applicazioni molto più spartane, che potranno girare su browser di computer desktop. Lo scopo, comunque, è quello di beneficiare delle enormi potenzialità che esprimono gli sviluppatori di software ai giorni nostri e che mancano fra le fila della gloriosa Marina statunitense.<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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		<title>Iran. Al bando Gmail</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-Gov & Privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Decisione nazionalista per l&#8217;Iran, che taglia ancora di più i ponti con l&#8217;esterno.
TEHRAN (IRAN). Il Ministro per le telecomunicazioni iraniano ha vietato alle banche, alle società assicurative e telefoniche l&#8217;utilizzo di sistemi di posta elettronica web-based di fornitori esteri.
Ciò significa che i famosissimi servizi gratuiti di posta elettronica come Gmail, ma anche Yahoo! Mail, Hotmail e Msn, sono ormai banditi in una escalation di nazionalismo, che vede l&#8217;Iran distaccarsi dal resto del mondo.
Le scelte per gli operatori locali adesso ricadono esclusivamente su altri fornitori di servizi di posta elettronica, che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/Email03.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-49022" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/Email03-300x224.jpg" alt="Email03 300x224 Iran. Al bando Gmail" width="300" height="224" title="Iran. Al bando Gmail" /></a>Decisione nazionalista per l&#8217;Iran, che taglia ancora di più i ponti con l&#8217;esterno.</p>
<p>TEHRAN (IRAN). Il <strong>Ministro per le telecomunicazioni iraniano</strong> ha vietato alle banche, alle società assicurative e telefoniche l&#8217;utilizzo di sistemi di posta elettronica web-based di fornitori esteri.<br />
Ciò significa che i famosissimi servizi gratuiti di posta elettronica come <strong>Gmail</strong>, ma anche <strong>Yahoo! Mail</strong>, <strong>Hotmail</strong> e <strong>Msn</strong>, sono ormai banditi in una escalation di nazionalismo, che vede l&#8217;Iran distaccarsi dal resto del mondo.<br />
Le scelte per gli operatori locali adesso ricadono esclusivamente su altri fornitori di servizi di posta elettronica, che gravitano attorno al suffisso nazionale .ir.<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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		<title>Yahoo! Rimpasto ai vertici</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 05:56:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet & Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Va via il Ceo Scott Thompson per ragioni personali e subentra, con l&#8217;interim, il Vice Presidente Ross Levinsohn.
SUNNYVALE, CA (USA). Piccolo scossone tellurico in casa Yahoo!, dove il Ceo Scott Thompson (nominato a gennaio scorso) lascia per ragioni personali, anche se i ben informati parlano di altre motivazioni.
Si parla, infatti, di una antipatica discussione sulla veridicità di un diploma di laurea in computer science proprio di Thompson.
Nel frattempo l&#8217;attuale Vice Presidente esecutivo Ross Levinsohn prende la carica di Ceo ad interim.
Al vertice del motore di ricerca, poi, è stato nominato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/yahoo-building.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-49017" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/yahoo-building-300x195.jpg" alt="yahoo building 300x195 Yahoo! Rimpasto ai vertici" width="300" height="195" title="Yahoo! Rimpasto ai vertici" /></a>Va via il Ceo Scott Thompson per ragioni personali e subentra, con l&#8217;interim, il Vice Presidente Ross Levinsohn.</p>
<p>SUNNYVALE, CA (USA). Piccolo scossone tellurico in casa <strong>Yahoo!</strong>, dove il Ceo <strong>Scott Thompson</strong> (nominato a gennaio scorso) lascia per ragioni personali, anche se i ben informati parlano di altre motivazioni.<br />
Si parla, infatti, di una antipatica discussione sulla veridicità di un diploma di laurea in computer science proprio di Thompson.<br />
Nel frattempo l&#8217;attuale Vice Presidente esecutivo <strong>Ross Levinsohn</strong> prende la carica di Ceo ad interim.<br />
Al vertice del motore di ricerca, poi, è stato nominato anche un nuovo membro, <strong>Alfred Amoroso</strong>, che sostituisce <strong>Roy Bostock</strong>, fattosi da parte nelle ultime vicende societarie di Yahoo!<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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		<title>Blog non è clandestino</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 05:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus del mese]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è equiparabile alla stampa clandestina il solo fatto di tenere un blog.
FOGGIA. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la causa che vedeva accusato di stampa clandestina il blog siciliano di Carlo Ruta.
La vicenda, che ha tenuto per cinque anni col fiato sospeso migliaia di blogger, ha come scenografia il web con il diario intitolato Accade in Sicilia e come protagonista il giornalista siciliano, che è stato accusato di diffamazione a mezzo stampa e stampa clandestina nel 2008 dal Tribunale di Modica.
Finora le vicissitudini giudiziarie hanno pesato negativamente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/justice.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-49012" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/justice.jpg" alt="justice Blog non è clandestino" width="299" height="242" title="Blog non è clandestino" /></a>Non è equiparabile alla stampa clandestina il solo fatto di tenere un blog.</p>
<p>FOGGIA. La <strong>Corte di Cassazione</strong> ha annullato senza rinvio la causa che vedeva accusato di stampa clandestina il blog siciliano di <strong>Carlo Ruta</strong>.<br />
La vicenda, che ha tenuto per cinque anni col fiato sospeso migliaia di blogger, ha come scenografia il web con il diario intitolato <strong>Accade in Sicilia</strong> e come protagonista il giornalista siciliano, che è stato accusato di diffamazione a mezzo stampa e stampa clandestina nel 2008 dal Tribunale di Modica.<br />
Finora le vicissitudini giudiziarie hanno pesato negativamente sul caso Ruta, che è stato condannato anche dalla Corte di Appello di Catania nel 2011. Dal Palazzaccio, però, si sono finalmente rischiarate le nubi nel cielo per il blogger.<br />
Dunque, la tenuta di un blog, seppure di tipo giornalistico, non rientra nell&#8217;ambito della legge sull&#8217;editoria e, di conseguenza, il blog non deve essere registrato e non è stampa clandestina.<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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		<title>Facebook crea un suo App Center</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 05:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende & Business]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;inventiva dei vertici di Facebook sembra un po&#8217; fiacca, ripercorrendo le idee degli altri.
PALO ALTO, CA (USA). Facebook lancia App Center, un nuovo luogo per gli utenti che sono alla ricerca di applicazioni sociali.
Queste le parole di Aaron Brady, che ha postato sulla pagina degli sviluppatori un commento al nuovo servizio del social network. In realtà, non si tratta di nulla di così innovativo, poiché ormai tutti i grandi operatori del mondo Ict hanno un proprio centro dove ricercare le applicazioni per i propri utenti. Forse Facebook si distingue dalla ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/facebookapp_610x531.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-49008" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/facebookapp_610x531-300x261.png" alt="facebookapp 610x531 300x261 Facebook crea un suo App Center" width="300" height="261" title="Facebook crea un suo App Center" /></a>L&#8217;inventiva dei vertici di Facebook sembra un po&#8217; fiacca, ripercorrendo le idee degli altri.</p>
<p>PALO ALTO, CA (USA). <strong>Facebook</strong> lancia <strong>App Center</strong>, un nuovo luogo per gli utenti che sono alla ricerca di applicazioni sociali.<br />
Queste le parole di Aaron Brady, che ha postato sulla pagina degli sviluppatori un commento al nuovo servizio del social network. In realtà, non si tratta di nulla di così innovativo, poiché ormai tutti i grandi operatori del mondo Ict hanno un proprio centro dove ricercare le applicazioni per i propri utenti. Forse Facebook si distingue dalla massa per la sua appartenenza stretta al mondo sociale, chissà; saranno certamente i 900 milioni di utenti del social network a decretarne il successo.<br />
L&#8217;App Center sarà disponibile gradualmente a tutti gli utenti sia sul web sia sulle piattaforme per smartphone più famose (iOs e Android).<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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		<title>Google 0, Oracle 1</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 05:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto & ICT]]></category>

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		<description><![CDATA[Oracle vince il giudizio contro Google in materia di copyright sulla tecnologia Java.
SAN FRANCISCO, CA (USA). Google ha violato la normativa sul copyright nel caso che la vede coinvolta contro Oracle per l&#8217;indebito utilizzo della tecnologia Java.
Dopo mesi di processo, la giuria ha stabilito che Google ha infranto le norme sui diritti d&#8217;autore di Oracle, anche se non si tratta ancora di una piena vittoria per Oracle.
La giuria, infatti, non si è ancora espressa sulla possibilità che per Google vi sia una sorta di utilizzo legittimo pur in assenza di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/justice02.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-49003" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/justice02-300x162.jpg" alt="justice02 300x162 Google 0, Oracle 1" width="300" height="162" title="Google 0, Oracle 1" /></a>Oracle vince il giudizio contro Google in materia di copyright sulla tecnologia Java.</p>
<p>SAN FRANCISCO, CA (USA). <strong>Google</strong> ha violato la normativa sul copyright nel caso che la vede coinvolta contro <strong>Oracle</strong> per l&#8217;indebito utilizzo della tecnologia <strong>Java</strong>.<br />
Dopo mesi di processo, la giuria ha stabilito che Google ha infranto le norme sui diritti d&#8217;autore di Oracle, anche se non si tratta ancora di una piena vittoria per Oracle.<br />
La giuria, infatti, non si è ancora espressa sulla possibilità che per Google vi sia una sorta di utilizzo legittimo pur in assenza di licenza. Il c.d. <strong>fair use</strong> potrebbe salvare Google dalla richiesta di risarcimento per danni che ammonterebbe a ben un miliardo di dollari.<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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		<title>LinkedIn acquista SlideShare</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 05:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende & Business]]></category>

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		<description><![CDATA[Bel colpo per LinkedIn, che si aggiudica uno dei più famosi siti web di presentazioni.
PALO ALTO, CA (USA). LinkedIn, azienda del mondo dei social network quotata al Nasdaq, ha annunciato l&#8217;acquisizione di SlideShare, sito web di presentazioni personali, per la cifra di 119 milioni di dollari.
L&#8217;acquisto avverrà al 45% con liquidità, mentre il restante 55% sarà costituito da azioni.
SlideShare è un&#8217;azienda fondata nel 2006 a San Francisco che si occupa di ospitare oltre 9 milioni di presentazioni di utenti che cercano lavoro.
La notizia ha fatto segnare su LinkedIn un +10% ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/linkedin-icon.png"><img class="alignleft size-full wp-image-48999" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/linkedin-icon.png" alt="linkedin icon LinkedIn acquista SlideShare" width="256" height="256" title="LinkedIn acquista SlideShare" /></a>Bel colpo per LinkedIn, che si aggiudica uno dei più famosi siti web di presentazioni.</p>
<p>PALO ALTO, CA (USA). <strong>LinkedIn</strong>, azienda del mondo dei social network quotata al Nasdaq, ha annunciato l&#8217;acquisizione di <strong>SlideShare</strong>, sito web di presentazioni personali, per la cifra di 119 milioni di dollari.<br />
L&#8217;acquisto avverrà al 45% con liquidità, mentre il restante 55% sarà costituito da azioni.<br />
SlideShare è un&#8217;azienda fondata nel 2006 a San Francisco che si occupa di ospitare oltre 9 milioni di presentazioni di utenti che cercano lavoro.<br />
La notizia ha fatto segnare su LinkedIn un +10% alla Borsa dei titoli tecnologici statunitensi, facendo schizzare il prezzo a 118 dollari per azione.<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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		<title>Microsoft, alleato di Barnes &amp; Noble</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 04:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende & Business]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel campo dell&#8217;editoria scolastica ora scendono in campo due grandi del settore Ict.
REDMOND, WA (USA). E&#8217; nato un nuovo accordo fra Microsoft e Barnes &#38; Noble, che porterà all&#8217;investimento di ben 300 milioni di dollari da parte del gigante di Redmond nella catena di librerie americana.
Il cuore degli investimenti sarà diretto in particolare a finanziare attività collegate all&#8217;e-book Nook, non disdegnando neppure i libri di testo universitari. L&#8217;accordo dimostra l&#8217;interesse nel settore scolastico, in cui già Apple ha puntato molto con il recente lancio di iBook 2.
Microsoft ha preannunciato che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/nook-color-front.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48992" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/05/nook-color-front-208x300.jpg" alt="nook color front 208x300 Microsoft, alleato di Barnes &amp; Noble" width="208" height="300" title="Microsoft, alleato di Barnes &amp; Noble" /></a>Nel campo dell&#8217;editoria scolastica ora scendono in campo due grandi del settore Ict.</p>
<p>REDMOND, WA (USA). E&#8217; nato un nuovo accordo fra <strong>Microsoft</strong> e <strong>Barnes &amp; Noble</strong>, che porterà all&#8217;investimento di ben 300 milioni di dollari da parte del gigante di Redmond nella catena di librerie americana.<br />
Il cuore degli investimenti sarà diretto in particolare a finanziare attività collegate all&#8217;e-book Nook, non disdegnando neppure i libri di testo universitari. L&#8217;accordo dimostra l&#8217;interesse nel settore scolastico, in cui già Apple ha puntato molto con il recente lancio di iBook 2.</p>
<p>Microsoft ha preannunciato che nel nuovo sistema operativo Windows 8 sarà presente un&#8217;applicazione dedicata proprio al lettore digitale di Barnes &amp; Noble.<br />
Nel frattempo, la casa di Redmond riceverà una quota del 17,6% nella nuova divisione della libreria, che verrà appositamente per l&#8217;occasione.<br />
Il titolo Barnes &amp; Noble è andato subito in asta di volatilità facendo segnare rialzi record del 64%.<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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		<title>Cispa, figlio di Sopa</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 05:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto & ICT]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono nomi appartenenti alla mitologia greca, ma disegni di legge statunitensi che possono avere serie ripercussioni sulla libertà di Internet.
WASHINGTON DC, WA (USA). Molti lo hanno già definito il figlio di Sopa (Stop Online Piracy Act), disegno di legge recentemente caduto sotto la scure delle critiche di mezzo mondo.
Le lobbies, dunque, sono tornate all&#8217;attacco con questo nuovo disegno di legge, passato proprio ieri alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d&#8217;America. Il nome di questa normativa è Cispa (Cyber Intelligence Sharing and Protection Act), che molti hanno definito un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/04/internet051.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48987" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/04/internet051-300x224.jpg" alt="internet051 300x224 Cispa, figlio di Sopa" width="300" height="224" title="Cispa, figlio di Sopa" /></a>Non sono nomi appartenenti alla mitologia greca, ma disegni di legge statunitensi che possono avere serie ripercussioni sulla libertà di Internet.</p>
<p>WASHINGTON DC, WA (USA). Molti lo hanno già definito il figlio di <strong>Sopa</strong> (Stop Online Piracy Act), disegno di legge recentemente caduto sotto la scure delle critiche di mezzo mondo.<br />
Le lobbies, dunque, sono tornate all&#8217;attacco con questo nuovo disegno di legge, passato proprio ieri alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d&#8217;America. Il nome di questa normativa è <strong>Cispa</strong> (<strong>Cyber Intelligence Sharing and Protection Act</strong>), che molti hanno definito un vero e proprio <strong>Grande Fratello della Rete</strong>.<br />
Lo scopo ufficiale del sistema introdotto con Cispa, infatti, è la realizzazione di una rete di prevenzione da attacchi informatici, che si trasforma in una sorta di monitoraggio a tappeto del materiale condiviso in Rete. Anche se i deputati statunitensi garantiscono che vi sarà il rispetto non solo della normativa sulla privacy, ma anche di quella sul copyright, Cispa fa davvero paura, poiché è appoggiato anche da grandi operatori Ict come Microsoft e da grandi social network come Facebook.<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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		<title>YouTube, guai in vista</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 05:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione StudioCelentano.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto & ICT]]></category>

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		<description><![CDATA[YouTube potrebbe pagare infinite royalties per i video caricati dai propri utenti.
BERLIN (GERMANY). Una Corte tedesca ha stabilito che YouTube è responsabile per i contenuti caricati dai propri utenti e messi in condivisione sul sito di video-sharing.
La decisione potrebbe avere pesanti ripercussioni economiche per il portale video-ludico di Google. Secondo quanto commentano le webzine di mezzo mondo, infatti, YouTube potrebbe ritrovarsi a dover pagare compensi ai legittimi detentori dei diritti d&#8217;autore dei video caricati.
A dare filo da torcere a YouTube è stata la collecting society tedesca, Gema, che ha vinto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/04/youtube02.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48983" src="http://www.studiocelentano.it/wp-content/uploads/2012/04/youtube02-300x166.jpg" alt="youtube02 300x166 YouTube, guai in vista" width="300" height="166" title="YouTube, guai in vista" /></a>YouTube potrebbe pagare infinite royalties per i video caricati dai propri utenti.</p>
<p>BERLIN (GERMANY). Una Corte tedesca ha stabilito che <strong>YouTube</strong> è <strong>responsabile</strong> per i contenuti caricati dai propri utenti e messi in condivisione sul sito di <strong>video-sharing</strong>.<br />
La decisione potrebbe avere pesanti ripercussioni economiche per il portale video-ludico di Google. Secondo quanto commentano le webzine di mezzo mondo, infatti, YouTube potrebbe ritrovarsi a dover pagare compensi ai legittimi detentori dei diritti d&#8217;autore dei video caricati.<br />
A dare filo da torcere a YouTube è stata la collecting society tedesca, Gema, che ha vinto contro il colosso di proprietà di Google in una causa incentrata su 12 video musicali per i quali non sono stati pagati i relativi diritti.<br />
[Gerardo Antonio Cavaliere, StudioCelentano.it, riproduzione riservata]</p>
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