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iCloud sotto attacco, gli hacker minacciano Apple

29 marzo 2017 Commenta

Un attacco hacker potrebbe portare alla cancellazione di milioni di account iCloud. La minaccia rivolta ad Apple è reale?

iCloudApple ha ricevuto una richiesta di riscatto pari a 100 mila dollari da parte di un gruppo di hacker noto con il nome di “Turkish Crime Family”. La richiesta avanzata alcuni giorni fa interesserebbe milioni di account iCloud. Gli hacker sarebbero in possesso delle credenziali di questi account e potrebbero pertanto procedere con la loro cancellazione. La scadenza ultima per il pagamento del riscatto è stata fissata per il 7 aprile. La cifra richiesta dovrà essere versata in gift card o in Bitcoin, secondo le dettagliate richieste degli hacker. Al momento non si è ancora riusciti a determinare come il gruppo di hacker sia entrato in possesso delle credenziali di così tanti account.

Secondo le stime fornite da Turkish Crime Family le credenziali sarebbero relative a 600 milioni di account. Ovviamente non si ha modo di capire come queste siano state sottratte e se si tratta di credenziali ancora valide e relative ad account attivi.

La diffusione della notizia ha spinto Apple a rilasciare un comunicato sulla vicenda. Su Fortune la società di Cupertino ha voluto precisare che non siamo di fronte ad una violazione dei loro sistemi. Apple sostiene che: “La lista di indirizzi e password sembra essere stata ottenuta da servizi di terze parti precedentemente compromessi“.

Un’altra fonte, vicina al gruppo hacker sostiene che i dati per accedere a iCloud siano stati raccolti da un attacco hacker verso LinkedIn avvenuto nel 2012.

Turkish Crime Family per dare credito alle sue minacce ha fornito le credenziali di 54 account. Questa lista però non conferma l’effettivo possesso di una lista con 600 milioni di credenziali. Il gruppo hacker potrebbe avere ingigantito i numeri per giustificare la richiesta di riscatto.

In attesa degli ulteriori sviluppi si consiglia a tutti gli utilizzatori di iCloud di cambiare al più presto la propria password.

Scritto da Michele Bellotti

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